RECENSIONE CD OUR SHADOWS su ITALIA DI METALLO

02.09.2010 10:51

MAX SMERALDI - Our Shadows

(2009 - Autoprodotto)

voto: 10/10


Max Smeraldi fa parte di quella cerchia di musicisti che non perdono mai di vista la cosa principale della loro essenza: la musica. Nessuna sterile auto celebrazione. Eppure la tecnica è immensa, le note corrono veloci …a volte molto veloci… senza mai però nascondere l’immenso amore che egli nutre nei confronti di essa, per questo motivo fa venire i famosi brividi.

Siamo quindi di fronte ad un musicista di classe, molto prima che un virtuoso, un “artigiano” delle sei corde che rielabora le intuizioni dei grandi senza cadere mai nella scopiazzatura, facendo quello che i grandi stessi fanno. Perchè lui è un grande. Un validissimo comunicatore che ha scelto la musica e la nostra amatissima chitarra per raccontarci delle storie.

Va da sé il fatto che i chitarristi e i gruppi che nominerò nel proseguio di questa recensione serviranno solo come termine di paragone per far capire a chi legge in che “territorio” siamo.

La differenza culturale con gli ottimi chitarristi stranieri si sente, Smeraldi aggiunge al suo stile una certa mediterraneità, che si rivela essere una vera e propria carta vincente.

Egli mi dà l’ennesima prova del fatto che se vuoi suonare bene, se vuoi “arrivare” all’ascoltatore devi guardarti dentro, prima che fare i 32esimi a 200 bpm!!!

Il disco parte forte con “Viking” introdotta da uno stupendo suono di organo (b3??) che si evolve a metà strada fra Satriani, Malmsteen e i Deep Purple di Blackmore…io sfido chiunque a fondere in modo così magistrale questi tre nomi. Inutile dire che è un pezzo fantastico!!!

Si prosegue con la sognante “In the Mirror” ed il gusto, il tocco ed il suono di Smeraldi toccano vertici difficilmente eguagliabili. Questa traccia ci introduce alla liricità del fraseggio del guitar hero romano e sono sicuro che se Neil Zaza ascoltasse questo pezzo se ne innamorerebbe perdutamente.

“Wild Horse Boogie” omaggia alla grande “Satch Boogie” di Satriani senza mai dare l’impressione del saccheggio, ascoltare per credere…

I Pink Floyd di “Breathe in the Air” fanno capolino nella ritmica della successiva “Dedicated...” e su questo ispirato tappeto sonoro, il nostro crea frasi degne del più consumato dei bluesman, costruendo una ballad suggestiva e piena di gusto, una perla assoluta.

La traccia numero cinque “Be Oneself (Comunque Soli”)" è ancora un ottimo esempio di fraseggio dai larghi respiri, anche qui il chitarrista attento troverà bendings dall’intonazione perfetta, un vibrato caldissimo, l’utilizzo degli arpeggi in mondo molto melodico…e ancora l’uso di successioni intervallari mai scontate, armonizzazioni stupende e molto altro, il tutto fuso con assoluta maestria.

Ancora Malmsteen e i Purple fanno capolino nella veloce “Highway”, piena zeppa di selvagge scorribande in sweep picking.

Segue la stupenda “Girls”, che per la struttura armonica mi riporta alla mente “More Than a Feeling” dei Boston, e di nuovo Max dimostra come una tecnica nata “per correre” come lo sweep possa essere sfruttata per creare delle melodie molto belle ed incisive.

La title track, invece, ci presenta uno Smeraldi nella sua veste più intimista ed acustica. Gli arrangiamenti sono di ampio respiro ed il pezzo invita a guardarsi dentro l’anima, al fine di poter davvero comprendere quali possano essere le proprie ombre. Tutto ciò fino a 2 minuti e 50 secondi quando un crescendo ci introduce ad un solo distorto di pregevole fattura.

Up tempo per la taccia numero nove “Poison”, un brano in pieno feel con il resto del cd.

“Guitar Plays” è un’altra gustosa mid tempo densa di soluzioni melodiche tipiche dello stile dell’axeman capitolino che, sul finale, si lancia nell’ennesima sequenza di arpeggi mozzafiato… spero però non vi lascerete illudere dal titolo…la chitarra non suona da sola…

Atmosfere rilassate e nostalgiche per la penultima traccia, "Autumn Song", dove il canto della chitarra diventa evocativo e suggestivo, permettendo alla mente di viaggiare nel suo inconscio più profondo. E’quasi incredibile come si possa prendere ispirazione dall’adagio di Albinoni nella versione Malmsteen e trasformarlo in un brano di rara bellezza.

“Touch of  Angel” chiude il cd, con il nostro eroe che fa il verso ai gabbiani riprendendo le atmosfere iniziali della traccia precedente, ma questa volta niente batteria, solo synth, atmosfera oceanica e la chitarra di Max che sussurra le note. Brano degno del miglior Knopfler oserei dire.

Il disco si chiude e un enorme interrogativo mi assale : quando riusciremo a valorizzare i nostri talenti più puri?Si, perché la musica che ho ascoltato fino a poco fa ( e che riascolterò chissà quante volte!) ci consegna uno dei più talentuosi chitarristi viventi all’interno della  nostra penisola, non un semplice virtuoso, ma un musicista completo, capace di arrivare a tutti gli amanti della buona musica, non solo ai chitarristi. Il termine masterpiece non è per nulla azzardato.

Concludo con questa sua frase a presentazione del cd, presente sul suo sito ufficiale…dice tutto sull’uomo e sull’artista.

"Questo disco è dedicato a tutte quelle anime in viaggio, piccoli, fragili ma luminosi puntini sparsi sul tappeto del mondo che con sofferenza ma fiera consapevolezza hanno compreso che la propria ombra è la vera ed unica coerenza del loro essere..."

Luca Politanò

 

Fonte: http://www.italiadimetallo.it/recensioni/3033/max-smeraldi/our-shadows